NINO BRUNO E LE 8 TRACCE nasce nel 2004, inizialmente come manifestazione del “Dogma 8″  di Nino Bruno e conseguenza delle sue sperimentazioni analogiche. Diviene un gruppo quasi subito, e precisamente un TRIO (Chitarra/Organo Farfisa/Batteria). Membri fondatori furono, oltre allo stesso Nino Bruno, Luigi Rubino e Giovanni Chianese (rispettiivamente all’organo e alla batteria). Con questa formazione – e l’arrivo di Roberto Vacca, organista che attraverserà la storia di NBeLe8Tracce fino ad oggi – il gruppo incide il CD debut “NINO BRUNO E LE 8 TRACCE” per la torinese Toast Records (oggi rimesso in circolazione grazie al sodalizio tra Toast e CNI Music), e partecipa alla compilation “NAPOLI SOUND SYSTEM 2″ de “La Canzonetta Records” con un brano di appena 1.40, “Tipo da evitare tipo da incontrare”. È proprio per La Canzonetta/Sintesi 3000, intorno alla metà di Aprile 2009, uscirà il nuovo disco di Nino Bruno e le 8 Tracce, “CANE TELEPATE”, che include una versione di “Tipo da evitare…” cantata da Francesco Di Bella e un brano strumentale con Daniele Sepe. La produzione artistica è stavolta di Marco Messina, che nell’occasione ha regolarmente giurato fedeltà al “Dogma 8″, accettando così di lavorare nello studio privato di NB, utilizzando dunque registratori analogici a bobina sia in ripresa che in missaggio, nel rispetto del noto limite degli 8 canali di registrazione, avvalendosi di soli effetti elettromeccanici. Altri ospiti sono Libera Velo, Emanuele Esposito, Giovanna Marmo, che firma due testi. Il resto è affidato al classico set live di NB8Tracce Batteria/Organo/Chitarra Elettrica, con Peppe Sabbatino, Roberto Vacca (che lascia il gruppo alla fine delle sedute di registrazione, sostituito da Angelo Beneduce) e Nino Bruno.

Nino Bruno e le otto tracce

Nino Bruno e le otto tracce

ABULICO

maggio 21, 2009

«Che strano chiamare un gruppo “Abulico” per descrivere un suono accattivante e estremamente coinvolgente…»

Così comincia una delle recensioni scritte da Indie-Zone.it per il primo ep degli Abulico, datato 2005. La band nasce appunto in quell’anno dalla congiunzione di diverse influenze e gusti personali dei componenti (attualmente: Alessandro – Voice & guitar; Baba – Bass, Glockenspiel, Back Voice; Jonathan – Drums; Fico – Lead Guitar, Noise), per dare spazio ad ampie melodie rigorosamente in lingua inglese senza abbandonare un certo mood indie rock che, a volte, si mischia ad atmosfere più pop e morbide. Vantando numerosi live e la partecipazione ad alcuni tra i più importanti festival nazionali ( Meeting del Mare – Prove di Rock/circuito MEI – MarteLive ), nel 2008 gli Abulico registrano un nuovo ep negli studi della SeaHorse Recordings, evento che segna la collaborazione tra la band e l’etichetta stessa. Nel 2009 è attesa l’uscita del loro album di debutto, prodotto Seahorse Recordings con distribuzione Audioglobe ed ufficio stampa Lunatik. «Temporale svogliato. Una pioggia vaporosa imbratta di nostalgia la luce delle sette. Annega tutto in quell’acqua leggera, e tutto è annegato in quell’aria tropicale. Il momento ideale per scoprire specchietti incastonati nell’asfalto, e ascoltare gli Abulico». Claudia Selmi per RockIt.

Abulico

Abulico

CLINICA MARGOT

maggio 20, 2009

WHO – Chi?
Max Giliberti, Mauro Romano, Michele Mozzillo

WHEN – Quando?
Nasce nel 2005.

WHERE – Dove?
Napoli, provincia Nord. La band attualmente vive, lavora e cucina all’AudioZone, piccola struttura multivalente creata in funzione della musica alle porte di Napoli.

WHAT – Cos’è?
Clinica Margot è elettro wave, pop-rock, cantautorato. E’ una descrizione del mondo, guardato da una dimensione poetica ed intrisa di autobiografismo.

Siamo spiacenti ma difficilmente troverete dottori ed infermiere (magari sexy) qui.
Si racconta di case, di letti, di ipermercati. 
Di brava gente, di cattiva gente, o comunque di “gente molto peggio di me”. 
Di strade, di notti, di strade di notte. 
Di asciugacapelli e di frigoriferi.
Di vite reali e di storie realisticamentemente immaginarie.

WHY – Perchè mai dovrebbe interessarmi?

Il cantante dichiara:

-“Sono felice se mi asciugo i capelli d’inverno davanti allo specchio perché 
posso eliminare il vapore con il phon assumendo pose da pistolero.” 

-“La tentazione per le cose proibite è la droga più forte, ubriacarmi fino a svenire l’ho già fatto mille volte. Non mi so limitare, ragiono poco e male, non sono una persona calma né attenta.”

Ora potreste limitarvi a soddisfare la vostra curiosità, cedendo alla tentazione di sbirciare all’interno di questo mondo e di questo “io”, oppure (magari armati di autoironia) potreste provare a riconoscervi in queste storie, ma in questo caso state attenti perchè ogni riferimento a cose e persone realmente esistenti POTREBBE essere puramente

 

casuale.clinica margot

EPO

maggio 20, 2009

Gli Epo nascono nel 2000 dall incontro tra la sensibilità artistica del chitarrista e autore Ciro Tuzzi e le idee del produttore e tastierista Mario Conte, l’intenzione è quella di fornire una chiave di lettura nuova ed attuale a canzoni ispirate e mai banali, nel solco della tradizione del miglior songwriting italiano, e non solo. Con l’ingresso in formazione del batterista Daniele Parascandolo e del chitarristaPasquale Punzo, gli Epo registrano e danno alle stampe il loro disco d’esordio nell’inverno del 2002. “Il mattino ha l’oro in bocca” immediatamente si impone all’attenzione di un pubblico composto da appassionati ed addetti ai lavori. Nonostante i lusinghieri apprezzamenti da parte della critica, che nel 2003 danno al gruppo la possibilità di presentare le sue canzoni sul palco del Premio Ciampi e gli valgono il terzo posto al premio Fuori dal Mucchio per il miglior album desordio, agli Epo viene a mancare il necessario sostegno da parte della casa discografica, cosa che segna linizio di una serie di incomprensioni che si concluderanno con la rescissione del contratto. Il gruppo accusa il colpo ma, dopo un anno di assestamento, si ricompatta, e con gli ingressi in pianta stabile di Alessandro Innaro al basso e Peppe Innaro come tecnico del suono acquista una identità ben definita, diventando una vera e band a tutti gli effetti. Tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005 gli Epo si ritrovano in studio e registrano una nuova versione di Anna per la compilation-tributo a Lucio Battisti allegata al Mucchio Extra dell’estate 2005, che anticipa di poche settimane il ritorno nei negozi del primo lavoro della band. Intitolata semplicemente “Epo” per volontà del gruppo, che la considera come la prima tappa di un nuovo corso, la ristampa dell’album segna l’inizio della collaborazione tra la band e la blend’r. Dall’estate 2005 il gruppo inizia a lavorare al materiale per il secondo album. Dopo un anno e mezzo di lavoro, speso tra pre-produzione e registrazione, danno alle stampe “Silenzio assenso”. Il nuovo disco viene pubblicato il giorno 2 febbraio 2007 dalla blend’r (distribuzione Venus). Le reazioni di stampa, addetti ai lavori e pubblico al disco sono un’altra volta molto positive. Il videoclip di “Sporco”, primo singolo estratto, entra in rotazione per più di un mese su i canali MTV, ALLMUSIC, MTV BRAND:NEW, MATCHMUSIC e ROCK TV. Il portale MTV.IT dedica un ampio spazio alla band napoletana con uno special contenente lo streaming del video e dell’intera playlist dell’album unitamente ad una lunga intervista in esclusiva. Il giorno 22 giugno gli EPO, ospiti della trasmissione TRL (Total Request Live) di MTV, presentano il videoclip del nuovo singolo “In cattività” girato tra Siviglia, Sagrès e Lisbona. In quella occasione il portale MTV.IT pubblica un nuovo special con streaming in esclusiva del clip, foto e filmati del backstage.

Ciro tuzzi e Alessandro Innaro

Ciro tuzzi e Alessandro Innaro

BEATRICE ANTOLINI

maggio 20, 2009

ambina prodigio del pianoforte, precoce compositrice di canzoni bislacche, Beatrice Antolini stupisce un allora – tardo 2006 – intorpidito underground italico con “Big Saloon”. In questo focoso debutto, la giovane autrice utilizza accordi di piano e arrangiamenti burleschi (e forma-canzone) come se osservasse un caleidoscopio per bambini, talvolta smarrendo la bussola della godibilità, ma talaltra arrapando con trovate acrobatiche di tutto rispetto. Il disco ottiene un così gran successo che finisce fuori listino dopo poco, e nel frattempo Antolini si prodiga con una nutrita serie di date dal vivo e di collaborazioni (BaustelleBugo), fino a che non esce il suo seguito, “A due”.

Anche in “A due” prevalgono i numeri eccentrici (ma maggiormente meditati, studiati, estesi) di vaudeville sensuoso, di music-hall Broadway-iano, di cadenze esotiche e melodie psichedeliche, come in “Pop Goes To Saint Peter”, un treno di ritmati esotismi (tango, twist, orchestrina rumba), un capolavoro di vocine suadenti, entusiastiche o spiritate, e un umore aggressivo-frenetico che ricorda persino i Dead Kennedys. Anche meglio è “A New Room For A Quiet Life”, bossanova luciferina percussiva per piano martellante, un Nine Inch Nails al femminile dedito alla tropicalia. Invece “Modern Lover”, sonata stralunata ricolma di luminescenze di tastiera (non meno allucinogene), acquieta la tempesta ormonale.

“New Manner” sceneggiato da Deerhoof folk-circensi innervato da rimandi tanto sinfonici quanto psicotici (meravigliosamente farfuglianti) non vale quanto “Double J”, virtualmente quello che caverebbe Nine Inch Nails dal pop mattoide.

Il suo piano scalmanato fa spesso da controparte al canto afrodisiaco. L’assatanata “Funky Show”, il singolo di lancio, suona come una continuazione del tardo Captain Beefheart (con profusione di suoni cacofonici e sprint finale). Sull’orlo di una specie di lussuria nevrotica finisce pure il mini-musical “Sugarise”, poderoso swing recitato da una Lydia Lunch asmatica e intervallato da grotteschi siparietti sudamericani (in luogo del chorus), maltrattando il piano in un modo che scandalizzerebbe Esquivel, che capitola in rimbombo contrito.

“Morbidalga” è un lento – cantabile ma non troppo – a base di accenti flamenco, organetto vintage e atmosfera fatata psych, e “Clear My Eyes” pare una delle serenate da cartomanti di Danielle Dax (con partitura swingante caotica da ipnosi), e la calma “Secrete Cassette” espone una melodia minore dei Jennifer Gentle, imbastita da cori assonnati e fondali d’organo.

Il sabba tribale-atonale di “Taiga” (7 minuti) esalta degnamente il suo baccanale acustico; praticamente retto soltanto da voce e arpeggio, e circondato da suoni squinternati, il brano procede di bizzarria in bizzarria (ronzii, note vaganti, rumori fastidiosi, ritmo instabile, organo sibilante) fino a che il canto alza il tono e avvia un’improvvisazione orientaleggiante continuamente avvolta dalle dissonanze; il lattice si sfalda in note tenute sbiadite e tremori orrorifici. In una parola, la sua personalissima “The End”.

Lungi dalla profondità o dall’erudizione, questa maestrina della contaminazione gioca a fare l’intrattenitrice vellutata, ma importandovi la deontologia della punkette in fase di transizione, o di rocker-coraggio. La maturità delle canzoni, scarsa o poco ostentata, è sfruttata fino al camuffamento sistematico dei connotati (con i metodi più disparati, a tratti quasi disperati), e finisce per essere operazione ai limiti. Pur senza un vero e proprio self-control, non le manca di certo il feeling della vibrazione energetica, l’idea originale che fa sobbalzare il brano, la cura sottesa all’inventiva variabile (ambiziosa e no). Mixato da Marco Jennifer Gentle Fasolo, masterizzato da Max Trisoto; pubblicato anche su vinile, distribuito anche via ITunes (oltre che da Audioglobe).

 

beatrice Antolini

beatrice Antolini

24 GRANA, la vera storia

maggio 20, 2009

I 24GRANA nascono a metà degli anni ’90, anni caratterizzati da un grande fermento sociale e culturale, accompagnato dal movimento musicale che trova la sua migliore espressione nelle posse e nel dub.
Il nome del gruppo si ispira alla moneta in uso nel regno di Ferdinando d’Aragona, moneta povera, a sottolineare tanto il legame con la tradizione artistica partenopea quanto la vicinanza a una cultura che al denaro dà poco valore.

L’attuale combo si forma definitivamente nel 1996 quando, a Francesco, Nando e Renato, si affianca Giuseppe, portando con se l’ispirazione psychedelic-blues che si affianca alla propensione rock-new wave dei primi
La musica dei 24GRANA trae spunto e si ispira a molti stili, dal dub al rock, dal pop alla new wave, dalla musica elettronica al blues e alla psichedelia, con la canzone d’autore a fare da trait d’union. A rendere difficile l’inquadramento della band in uno stile ben definito è la pulsione al cambiamento, il rifiuto di presentarsi uguali a se stessi che contraddistingue i 24GRANA fin dai loro esordi; se si volesse riassumere la caratteristica del gruppo, si potrebbe parlare di meltin’-pop, parafrasando l’idea anglosassone di commistione e integrazione tra spinte culturali diverse.

Da sempre l’attività live è al centro della vita artistica dei 24GRANA e li ha portati a suonare in molte centinaia di concerti in tutta Italia, ma anche in Europa (Spagna, Francia, Svizzera, Slovenia) e in Giappone.

I 24GRANA sono: Renato Minale (batteria), Armando Cotugno (basso), Giuseppe Fontanella (chitarra) e Francesco Di Bella (voce e chitarra).

24 grana

24 grana

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